9 gennaio 1848

nell‘alba del 9 gennaio 1848 gli sgherri di Ferdinando II hanno
avuto luce abbastanza per leggere il proclama fresco di stampa
affisso sui muri di Palermo:
―Siciliani! Il tempo delle preghiere inutilmente passò. Inutili le proteste, le
suppliche, le pacifiche dimostrazioni. Ferdinando tutto ha sprezzato; e noi, popolo
nato libero ridotta fra catene nella miseria, tarderemo ancora a riconquistare i
legittimi diritti? Alle armi, figli della Sicilia! La forza di tutti è onnipotente; l‘unirsi
dei popoli è la caduta dei re. Il giorno 12 gennaio 1848 all‘alba segnerà l‘epopea
gloriosa della universale rigenerazione. Palermo accoglierà con trasporto quei
siciliani armati che si presenteranno al sostegno della causa comune, a stabilire le
riforme e le istituzioni conformi al progresso del secolo, volute dall‘Europa,
dall‘Italia, da Pio. Unione, ordine, subordinazione dei capi, rispetto a tutte le
autorità, e che il furto si dichiari tradimento alla causa della patria, e come tale sia
punito. Chi sarà mancante di mezzi sarà provveduto. Con giusti principi, il cielo
seconderà la giustissima impresa. Siciliani, alle armi!‖
Questo manifesto è un vero capolavoro politico ideato e fatto
stampare da Francesco Bagnasco, dove si nota la modernità
ideologica indipendentista ben congeniata nella legittimità della
rivoluzione ―e noi, popolo nato libero ridotta fra catene nella
miseria,‖ nell‘ideologia repubblicana: l‘unirsi dei popoli è la
caduta dei re. Indica la data dell‘insurrezione il giorno 12
gennaio 1848 all‘alba è la prima ed ultima volta che s‘indica la
data d‘inizio di una rivoluzione, voluta per regalare con sarcasmo
l‘evento al re Ferdinando II che compieva il suo ventottesimo
compleanno. Cosa si vuole ottenere? le riforme e le istituzioni
conformi al progresso del secolo, volute dall‘Europa, dall‘Italia,
da Pio. Una visione internazionale dell‘indipendenza politica della
Sicilia nel progetto confederale di PIO IX. In ultimo accenna alle
regole da rispettare ed ai traditori della rivoluzione e il senso del
giusto che predomina in un concetto rivoluzionario.
A notte fonda del 9 gli gendarmi borboni arrestarono,
secondo le loro informazioni ottenute, i capi cospiratori, con la
precisione undici indipendentisti, tra i quali: Michele Amari che
aveva pubblicato già I VESPRI SICILIANI opera che esortava
l‘animo nazionalistico dei Siciliani appellandosi all‘orgoglio
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storico; Francesco Farrara
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uno dei più grandi economisti
dell‘epoca, famosa la sua Lettera da Malta dove si denunciano gli
orrori dell‘oppressione borbonica e delucida chiaramente il
programma politico indipendentista siciliano da potere sintetizzare
in indipendenza da Napoli e federazione italiana.
Benedetto fu quel giornale che il Ferrara fondò nel 1836
―Giornale di Statistica‖ a cui collaborarono anche Emerico Amari,
Raffaele Busacca e Vito D‘Ondes Reggio. Importante per il
Ferrara che s‘imparentò con la famiglia Amari, ma pure per tutti i
Siciliani perché fu una coesistenza e sinergia d‘intelligenza
politica. Il 12 gennaio del 1848 la rivoluzione indipendentista
siciliana è iniziata dando la prima fucilata Vincenzo Buscemi. Il
tricolore sventolò con a centro il simbolo millenario della triskeles
che ha da sempre identificato la Sicilia. Il 15 gennaio arrivarono i
rinforzi di Napoli, mentre Palermo veniva ripetutamente
bombardata con ferocia tanto da colpire parecchi edifici privati. Il
19 gennaio il generale di Maio mettendosi in contatto con il
pretore della città, il marchese di Spedalotto, per far cedere la
rivolta, ricevette un secco rifiuto, motivandolo con l‘efferatezza
borbonica e che i Siciliani avrebbero deposto le armi solo dopo la
convocazione del loro Parlamento adattato alla costituzione del
1812. Il Parlamento Siciliano voglio segnalare lo STATUTO
COSTITUZIONALE DEL REGNO DI SICILIA solo il
Titolo 1
Religione, Indipendenza, Sovranità

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Francesco Ferrara nato a Palermo il 7 dicembre 1810 morto a Venezia, 22 gennaio 1900) è stato un politico
siciliano indipendentista. Fu senatore del Regno d’Italia nella XIV legislatura. Giorni prima che divampasse la
rivoluzione indipendentista siciliana fu arrestato dai Borboni, I Siciliani lo liberarono quando la rivoluzione era ormai
vittoriosa. Entrato a far parte del comitato rivoluzionario partecipò alla commissione che doveva preparare l’atto di
convocazione del parlamento di Sicilia e venne eletto deputato alla Camera, sostenendo un programma costituzionalista
e federalista. Prese parte alla commissione diplomatica inviata a Torino per offrire al duca di Genova la corona siciliana.
A Torino, una volta soffocata la rivoluzione siciliana, si trasferì in esilio. Rientrato in Sicilia dopo l’impresa dei Mille, si
batte per l’autonomia siciliana e prese parte ai lavori del Consiglio straordinario di Stato per la Sicilia. Nel 1861 tentò di
farsi eleggere deputato al Parlamento italiano ma senza successo. Avvicinatosi a Quintino Sella ottenne la nomina a
direttore delle imposte e a consigliere della Corte dei conti. Nel 1868 fondò a Firenze la Società di economia politica e
nel 1874 la società Adamo Smith. Nel 1868 fu nominato direttore della nuova scuola superiore di commercio di
Venezia. Nel 1867 fu nominato ministro delle finanze del governo Rattazzi battendosi per la vendita dei beni
ecclesiastici e l’abolizione del corso forzoso. Si dimise dopo pochi mesi, partecipando intensamente, spesso tra i banchi
dell’opposizione, all’attività parlamentare. Fu nominato senatore del regno nel 1881.

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Articolo 1
La religione dello Stato è la Cattolica apostolica romana. Quando il Re non vorrà
professarla sarà ipso facto decaduto.
Articolo 2
La Sicilia sarà sempre Stato indipendente. Il Re dei Siciliani non potrà regnare o
governare su verun altro paese. Ciò avvenendo sarà decaduto ipso facto. La sola
accettazione di un altro principato o governo lo farà anche incorrere ipso facto nella
decadenza.
Articolo 3
La sovranità risiede nella universalità dei cittadini Siciliani: niuna classe, niun
individuo può attribuirsene l‘esercizio. I Poteri dello Stato sono delegati e distinti
secondo il presente statuto.
La modernità rivoluzionaria di questo statuto è veramente
segno di cambiamento per tutta l‘Europa. E l‘atto più innovativo,
di vero cambiamento il Parlamento lo esercita, in forza all‘articolo
2, su proposta del deputato comune Paolo Paternostro, il 13 aprile
1848 dichiarando la decadenza della dinastia Borbonica dal trono
di Sicilia, votata ad acclamazione da tutti i Parlamentari.
Importante politicamente perché è il Popolo sovrano a tutti gli
effetti, tanto da destituire il proprio re. La chiesa ha avuto un ruolo
importantissimo in tutta la Sicilia, in maniera capillare, sia
organizzativo, sia come supporti logistici che attivamente.
Inviterei gli operatori culturali dei vari paesi di indagare in tal
senso.

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